Adolescenza: la ricerca e il bisogno del limite per evolvere

Le caratteristiche del periodo adolescenziale sono state studiate, spiegate e affrontate da tante prospettive diverse. Si è dato spazio ai cambiamenti corporei, emotivi e psicologici tipici di questa fase, alla strutturazione dell’identità e alle prime sensazioni corporee ed esperienze sessuali; in questa sede è utile concentrarsi su come gli adolescenti affrontano questi cambiamenti analizzando una delle modalità con la quale può avvenire la loro crescita evolutiva.

Che condotte problematiche hanno gli adolescenti?

A questa domanda non è semplice dare una risposta univoca. Dai più recenti studi è emerso che le problematiche adolescenziali possono essere raggruppate in disturbi internalizzanti, e disturbi esternalizzanti. Dall’esperienza clinica si evince infatti che esistono adolescenti più inibiti che tendono maggiormente al ritiro, all’ansia e alla depressione, e altri che attuano più condotte impulsive, ostili e aggressive che possono risultare rischiose per sé e per gli altri; poi ci sono casi in cui l’adolescente adotta entrambe le modalità di comportamento e può assumere un atteggiamento di ritiro in alcune situazioni e di rischio in altre.

Le condotte rischiose, le trasgressioni, ma anche i comportamenti autolesivi non invalidanti sono azioni pericolose in grado di mettere a rischio la salute fisica e psichica del soggetto. Se, dimenticando per un attimo la pericolosità di queste azioni, andiamo sul significato di questi comportamenti ci accorgiamo quanto dal punto di vista psicologico questi costituiscano una modalità di conoscere se stessi e di saggiare i propri limiti rispetto al mondo che li circonda.

In questa fascia d’età le intense sensazioni e le forti emozioni in rare occasioni riescono ad essere tradotte in pensieri e parole. Gli atteggiamenti di sfida e il conflitto verso il sistema precostituito, il mondo dei genitori, i coetanei, la scuola ecc. possono essere letti come organizzatori della crescita psichica negli adolescenti.

Perché cercano di superare i limiti posti ma al contempo ne hanno bisogno?

In questo periodo è spesso presente una volontà di esprimere, attraverso la competizione con i coetanei, una rottura con il passato: passato che viene negato a favore di un presente che tende ad occupare la maggior parte delle risorse fisiche e psichiche dei ragazzi. Tutto ciò che può rimandare a sofferenze legate al passato sembra misconosciuto, ma si ripresenta sotto forma di problematica tipicamente adolescenziale. La ricerca di un’identità stabile e riconoscibile in questi frangenti passa anche attraverso la sperimentazione di trasgressioni a norme sociali e genitoriali in cui eccitazione e paura fanno parte dello stesso groviglio emotivo e sono difficilmente separabili. Accanto perciò alla ricerca di un limite per gli adolescenti c’è contemporaneamente il bisogno di esso: il bisogno cioè di un contenimento che faccia comprendere loro che le azioni e i comportamenti portano a delle conseguenze e che accettarle significa essere diventati più grandi. La ricerca del proprio limite e il bisogno di esso hanno la funzione di stabilire un confine chiaro tra sé e l’altro, che è il presupposto per ingaggiare relazioni soddisfacenti nel futuro. Tenere la giusta distanza e differenziare i tipi di relazione sono capacità che si acquisiscono grazie alla conoscenza di se stessi e alla sperimentazione di relazioni congrue e appaganti.

Che cosa succede se manca il concetto di limite?

Se un contenimento emotivo di questo tipo non è presente il rischio è quello di sviluppare un pensiero, prima ancora che un comportamento, onnipotente, figlio della mancata certezza di un limite. L’onnipotenza come modalità stabile di relazione con gli altri può portare l’adolescente al di fuori della realtà lasciandolo nello stesso tempo da solo in balia dei propri vissuti emotivi indifferenziati. Il pensiero di essere al di sopra di tutto costringe l’adolescente a negare sentimenti di paura, vissuti di debolezza, ma soprattutto il bisogno e la necessità dell’altro. Questa modalità di chiusura, generata da una carenza di legame affettivo, ha come unica via d’uscita lo sfruttamento delle risorse altrui per compensare la mancanza di un nutrimento narcisistico adeguato.

La mancanza di fiducia nell’altro si traduce in una paura nell’affidarsi alle persone, in una tendenza a tenere una certa distanza emotiva per timore di perdere la propria identità faticosamente costruita su idee, comportamenti e pensieri catturati nel mondo circostante e non generati dall’interno.

Come si devono comportare i genitori?

E’ essenziale per un genitore comprendere la fase evolutiva che un figlio sta attraversando. L’adolescente non è più un bambino, ma non è ancora un adulto. La sensibilità e la suscettibilità agli eventi esterni descrive perfettamente un’identità fragile che ha bisogno di essere protetta e sostenuta con una posizione ferma ma aperta al dialogo. La trattativa e la negoziazione rispetto alle richieste dei ragazzi, sono attività necessarie che un genitore deve intraprendere per riuscire ad entrare in contatto con quella “terra di mezzo” che è l’adolescenza. Entrare in questa prospettiva permette al genitore di leggere in maniera diversa i comportamenti del figlio e di modificare il proprio atteggiamento verso di lui. Se un adolescente comprende che con il genitore si può parlare ma non può fare quello che vuole modificherà a sua volta le richieste adattandole alla posizione tenuta da quest’ultimo.

Come si affrontano i problemi con adolescenti difficili?

L’adolescenza rimette in moto anche nei genitori vissuti passati che, in base alla fase della vita che si sta attraversando e a come i conflitti passati si sono risolti può sommarsi o meno alle difficoltà di gestire una crisi adolescenziale dei propri figli e di relazionarsi con loro. Ci sono molti casi in cui come genitori, non basta mutare il proprio atteggiamento per far si che si modifichi il comportamento del figlio.

In questi casi è utile affidarsi ad uno psicoterapeuta che possa gestire il problema organizzando un intervento in cui sono coinvolti il ragazzo, i genitori, altre figure professionali psicologiche e/o educative, tenendo a mente le risorse del territorio che possono essere utilizzate. E’ in altre parole necessario un intervento di rete che coinvolga tutte le parti ma che non sovrapponga e differenzi i ruoli e i compiti di ognuno.